Recensione Ristorante Lombardo “Al Garghet”

Tra le campagne appena fuori Rozzano si trova il Ristorante Al Garghet, specializzato in cucina tipica milanese.

Era da diverso tempo che volevo provarlo e devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito da vari aspetti.

Innanzitutto non mi aspettavo fosse così frequentato da avere addirittura 3 parcheggiatori per gestire il flusso di macchine in ingresso. Sicuramente la serata di San Valentino ha portato tanta gente, ma comunque non mi aspettavo una tale presenza.

 

Il Locale

Il locale si presenta con una struttura simile a quella di un cottage all’inglese, e per certi versi i quadri e gli accessori al suo interno ricordano le atmosfere oltremanica.

All’ingresso una persona dello staff vi dà il benvenuto e, dopo aver superato un vecchio scrittoio in legno, vi dà accesso ad una prima sala dove si respira subito un’atmosfera dimenticata da tempo.

L’arredo è un misto tra lo stile delle campagne inglesi e della Francia bohémienne. Il colpo d’occhio è veramente impressionante. Gli addobbi natalizi, ancora presenti fino a metà febbraio, sono talmente belli da farti sentire catapultato in un altro luogo.

Mi è sembrato di cenare in un’area tematizzata di un parco a tema, e lo dico come complimento.

 

L’Accoglienza

 

Ad accoglierci all’ingresso la proprietaria del ristorante, un assistente e vari camerieri.

La stanza di ingresso è un po’ confusionaria: qui fanno sia la parte di accoglienza sia il pagamento dei conti.

Se c’è molta gente bisogna attendere in fila fuori dall’ingresso per poter entrare. E quando è il momento di pagare, potreste dovervi ritrovare a fare di nuovo la fila con chi ancora deve accomodarsi al tavolo.

Si capisce subito che il posto è una “macchina da guerra” da molti coperti: l’elenco delle prenotazioni è lunghissimo, e se fai un ritardo di 10/15 minuti iniziano già a chiamare i clienti che non si sono presentati in orario.

Ogni prenotazione ha già un suo tavolo prescelto rigorosamente numerato, dove vi guiderà un cameriere. Arrivati al tavolo, vi chiederanno se volete lasciargli i vostri cappotti.

Gesto apprezzato, ma che si rivelerà un problema, di cui vi parlerò più tardi.

 

Il Servizio

 

Arrivati al tavolo, nella prima sala di fronte al camino, ci portano i menù. Devo ammettere che la spiegazione sull’origine del Ristorante e il concetto di Terra di Mezzo mi hanno colpito.

Da fan del mondo di Tolkien, ho apprezzato molto il particolare.

Il menù è stampato come se fosse un quaderno a quadretti scritto a mano: i titoli e i nomi dei piatti in corsivo, mentre gli ingredienti in stampatello. Potete visionarlo anche voi sul sito del Garghet.

Dopo aver sfogliato per qualche minuto il menù, il cameriere versa l’acqua ad entrambi e poi viene a prenderci l’ordinazione.

  • Due antipasti: nervetti con porro e cipolla e fiori di zucca impanati alla milanese

  • Due secondi: la Trippa e la Cotoletta alla Milanese del Garghet

  • Da bere: due calici di franciacorta e un’acqua naturale

A questo punto succede una cosa curiosa: dopo poco tempo arriva al tavolo un altro cameriere con dei piatti che non avevamo ordinato e li lascia giù. Lo richiamiamo e si accorge subito dell’errore. Devo ammettere che per qualche secondo sono rimasto un po’ spiazzato perché non me l’aspettavo. Con una sala così piena può capitare, ma è stato un piccolo momento di confusione nel servizio.

 

I Piatti

Dopo poco arrivano i nostri piatti, e qui devo dire che la cucina non ha deluso.

I nervetti con porro e cipolla erano ben conditi e molto equilibrati. Non ho mai assaggiato dei nervetti così morbidi. Mentre i fiori di zucca impanati alla milanese erano croccanti al punto giusto e molto gustosi.

Al momento dei secondi invece, la trippa era saporita e ben cotta, anche se forse non la riprenderei perché non è molto distante a quella che cucinavano mia mamma o mia nonna. Mentre la cotoletta alla milanese del Garghet è decisamente protagonista della serata: grande, dorata e con una panatura fatta davvero bene. Difficile da finire per una sola persona, quindi vado in soccorso della mia dolce metà.

Nel complesso ho trovato i piatti molto buoni e coerenti con l’idea di cucina tradizionale lombarda che il ristorante vuole proporre.

 

I Dolci

Per concludere la cena abbiamo scelto due dolci: il Riso Latte e il Tiramisù.

Il riso latte mi è piaciuto molto: delicato, equilibrato e perfetto come fine pasto non troppo pesante. È uno di quei dolci semplici che però, quando sono fatti bene, funzionano davvero.

Il tiramisù invece mi ha convinto un po’ meno. Nel menù è descritto come “scomposto e ricomposto”, una definizione che mi aveva incuriosito e che mi aveva fatto aspettare qualcosa di più creativo o particolare. Alla fine però il risultato è stato piuttosto normale: buono, ma nulla di davvero memorabile rispetto alle aspettative create dalla descrizione.

 

Il momento del conto… e dei cappotti

Arrivati alla fine della cena bisogna tornare verso l’ingresso per pagare il conto.

Il pagamento infatti avviene nella stessa stanza dove viene fatta anche l’accoglienza dei clienti. Questo significa che, una volta alzati dal tavolo, bisogna rimettersi in fila proprio insieme alle persone che stanno arrivando per prendere posto.

Quando il ristorante è molto pieno, come nel nostro caso, si crea quindi un po’ di confusione tra chi sta entrando e chi invece sta cercando semplicemente di pagare e uscire. Probabilmente aiuterebbe molto creare due flussi distinti: uno dedicato all’ingresso e uno all’uscita, in modo da rendere il movimento delle persone più ordinato.

Ed è proprio qui che si ripresenta la questione dei cappotti lasciati all’arrivo.

Il guardaroba è piuttosto pieno e in quel momento c’è parecchia confusione: diverse persone stanno cercando di recuperare i propri cappotti e non è chiarissimo chi stia gestendo la cosa.

Alla fine ci ritroviamo praticamente a doverli recuperare da soli tra le grucce, cercando di capire dove fossero finiti. Nulla di drammatico, ma sicuramente un momento un po’ caotico che stona con l’idea di servizio ordinato che il locale vuole dare.

 

Considerazioni finali

Il Ristorante Al Garghet è senza dubbio un posto particolare, con un’atmosfera davvero unica e una cucina milanese molto convincente.

È evidente che si tratti di un ristorante molto frequentato e organizzato per gestire grandi numeri, e questo a volte può portare a piccoli momenti di confusione nel servizio.

Detto questo, tra ambientazione, qualità dei piatti e personalità del locale, rimane sicuramente un’esperienza interessante e diversa dal solito.

Se cercate un ristorante tipico milanese con un’atmosfera quasi fiabesca, vale sicuramente la pena provarlo. Occhio ai prezzi però, un po’ troppo altini a mio parere. Per due persone abbiamo speso 124 €, più di 60 € a persona.

 

I miei voti

– Location: fantastica, molto suggestiva – 5/5  ⭐⭐⭐⭐⭐
– Prezzo: Un po’ altini, sicuramente non spenderai poco – 4/5 ⭐⭐⭐⭐
– Cibo: Buono, davvero consigliato – 5/5 ⭐⭐⭐⭐
– Servizio: buono, ma si può migliorare 4/5 ⭐⭐⭐

Ci tornerei? Sicuramente!

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